Quando è nato Recensiti, nell'estate del 2000, questo fu il primo articolo che pubblicai. A distanza di 9 anni lo voglio riproporre; non ha alcuna attinenza con gli argomenti attuali del sito, ma rileggendolo dopo 9 anni mi ha riportato con la memoria a quel periodo, quando la mia passione, il web design e la programmazione, è diventata la mia professione. L'articolo porta la firma di Paolo Tramannoni e fu scritto come post in seguito ad una discussione, (lunghissima!!! :)) sul layout delle tastiere Apple sulla mailing list di Luca "Akko" Accomazzi alla quale sono iscritto da più di 10 anni.

(Im)permanenza a Parigi.

Vissuta cinque volte per pochi giorni, Parigi mi sembrava il paradiso. Vissuta per due settimane per studio/lavoro, mi è sembrata un inferno. Ecco perche è la citta in cui mi piacerebbe ritrovarmi a vivere, prima o poi.
Prima depressione: si baciano tutti, ma solo gli stranieri. Gli indigeni cercano solo il modo per spillare più soldi ai turisti che si baciano, e i turisti (soprattutto labbrone americane) sono sicuri di avere il meglio del meglio, in questa "charming, old, warm European town". Da bravo straniero, in quindici giorni ho avuto le mie brave storie disperate da straniero con straniere. Ci ho provato anche con una ballerina parigina, ma stavo per vedermela brutta. Città difficile, per chi non si porta le labbra da fuori.
Parigi è meravigliosa: salvo la sua aria pesante, il sole sempre velato, la gente sempre incazzata, i prezzi troppo alti, le code ai musei, gli esercenti che tirano su i prezzi di giorno in giorno, il traffico micidiale. Certo: mi organizzano una cosa in tempo di fiere, e mi tocca alloggiare all'incrocio tra B.rd St.Germain e una piazza di snodo, con tanto di metro sferragliante nel sottosuolo: che notti serene! Ma se sopravvivi ai prezzi della metro, viaggiare con la Linea 1, cento metri di carrozza aperta e snodata come un bruco, è un'esperienza persino più bella che un film alla Geode.

Posto di merda, Parigi. Le impiegate carine dell'Ircam non ti filano, per fortuna hai le tue storie con altre, ma vorresti averne con una parigina. Per esempio, la camerierina della creperia di fronte (si sa, come sono, le camerierine francesi). L'ultimo giorno--l'ultimo!--hai un incontro fortuito con una milanese mezzo danese trapiantata a Parigi, con un seno dal passato complesso e ingombrante che ha molte storie da raccontare. Dura poco, ma è un incanto ("ora non vorrei piu partire" "mi ha fatto un gran complimento! davvero!" "visto? non vogliamo lasciarla andar via...")
Però c'era un iMac ad ogni angolo di via. Alle fermate della metro. All'Ircam. A casa del mio amico Roberto, fuoriuscito di Lottacontinua prima di finire dentro, ora professore di Estetica a Montpellier... E c'erano solo Mac anche nei sotterranei del Centre Pompidou, che mi sono divertito ad aggiornare. Battendo su una tastiera Iso. Pas d'americain, ici. Seulment du bon, vieux francais.
Parigi, come diceva Budelaire, è una citta storicamente e impenitentemente tristissima. Vedi anche romanzi bellissimi come "Il profumo" di Suskind, o "Viaggio alla fine del millennio" di Yehoshua. Ma si lavora. Si fa con cognizione di causa. Parigi non ha la meravigliosa dolcezza di Roma (pochi mesi fa, a Trastevere, in attesa fuori dalla sala concerti, i campanili illuminati, i nuovi tram in passaggio... e i prezzi bassi per tutto, cibo ottimo, alloggio incantevole...).
Ma non ha nemmeno la tetraggine plumbea di Milano, altra citta nordica iperattiva. È triste e bellissima. Vai nella subway: leggi di spettacoli che in Italia non passeranno mai. Troppo moderni, troppo difficili per veltronismi e berluschismi italioti, proporzionali o maggioritari che siano. All'edicola prendi il Pariscope, e la tua abitudine ai programmi di Roma o Milano ti fa pensare di avere il programma della stagione, e ti sbagli: li c'è solo la settimana. La prossima settimana le cose cambieranno. A parte le pieces di Jonesco, che sono li da più di quarant'anni, e vi rimarranno ancora a lungo.

Parigi val bene una azerty...

Paolo Tramannoni